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Anomalie festive

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Febbraio. E immediatamente è Candelora, san Biagio e sant'Agata. Rispettivamente il 2, il 3 e il 5.

Anomalie festive

E’ come un riavvio festivo in quest‘anno (solare) che pone la Pasqua lontana, svuotando il mese appena iniziato dal consueto Carnevale che sempre ci immaginiamo in febbraio e quasi mai in marzo. Anomalie festive. Lunazioni. Distanze da rispettare. Sempre sei le settimane di Quaresima che ha inizio il giorno dopo Martedì Grasso, con il primo plenilunio di primavera a decidere tutto, a stabilire le date delle feste mobili. san biagio
Ma non volendo andare eccessivamente oltre fermiamoci un attimo a san Biagio, patrono di Comiso, dove però esce la seconda domenica di luglio. In passato non è mai accaduto del resto; mai da queste pagine si è fatto parola del santo guaritore delle malattie che affliggono la gola.
A Trapani, tanto per cominciare, ne troviamo un’immagine nella chiesa di S. Francesco di Paola, prima cappella a sinistra. L’aspetto potrebbe anche ingannare richiamando san Nicola. Erano vescovi entrambi per cui le iconografie, tolti quei pochissimi elementi che marcano le differenze, ci propongono due santi con mitra e pastorale.
Nella vicina Salemi san Biagio è il compatrono; San Nicola, ironia della sorte, patrono principale.
Ed è proprio a Salemi che almeno si ricordano del santo nativo in Cappadocia, tra il II e IV secolo vissuto a Sebaste dove fu vescovo.
Il 3 febbraio, giorno della ricorrenza, nella chiesa titolata al santo vengono ogni anno distribuiti i cosiddetti cavadduzzi. Si tratta di manufatti di pane lavorato nelle forme non di cavallo come si potrebbe pensare ma di cavallette. La risposta a quella che potrebbe apparire una stranezza è in realtà molto semplice. cavadduzzi
Le invasioni di cavallette rappresentavano una piaga che molto spesso assillava i contadini.
L’arrivo di questi insetti distruggeva i raccolti arrecando immaginabili conseguenze sulla produzione della farina e quindi del pane; in altre parole metteva a rischio la stessa sopravvivenza. Ovvio quanto poteva essere temuto quest’infausto passaggio in quelle comunità la cui economia era basata sull’agricoltura che ne era il sostentamento. Pare che un’invasione del genere avvenne nelle campagne salemitane nell’anno 1542. La gente invocò allora il Vescovo e martire di Cappadocia il quale rispondendo alle suppliche scongiurò la perdita del raccolto allontanando la minaccia.
Per grazia ricevuta nacque quindi una tradizione. Come spesso è accaduto del resto in storie che si ripetono e sembrano essere sempre la stessa. In segno di ringraziamento le donne di Salemi realizzarono pani modellandoli in forme di cavallette.
Tuttavia san Biagio rimane il protettore principale dei malanni riguardanti la gola.
Nel Martirologio si legge che esercitando egli la medicina, riuscì a estirpare una spina dalla gola di un bambino, dopo che altri medici non erano riusciti nello stesso intento.
Tutto trova quindi risposta. Come altri pani a forma di gola detti cannaruzzedda di san Brasi che si realizzano in alcuni paesi (compresa Salemi) e sui quali cade qualche estemporanea benedizione. Oppure viene aggiunto il gesto delle due candele incrociate, legate con un nastrino, appoggiate dal sacerdote sulla gola dei fedeli. cortile
Il Pitrè, sempre attento agli usi e costumi siciliani, anche quelli meno diffusi e conosciuti, aggiunge l’attenzione di san Biagio nei confronti dello spergiuro, di qualche semplice proposito non mantenuto, o di certe risposte da dare a tutti i costi riportando la seguente esclamazione: san Brasi m’avissi a’ ffucari (ovvio, ndr) s’iu nun ci lu dicu.
A S. Piero Patti, in provincia di Messina, economia un tempo basata questa volta sulla pastorizia, i proprietari di animali di ogni genere, dai somari ai maiali, dalle pecore alle mucche, rinnovavano un rito apparentemente singolare. Andavano innanzitutto in chiesa a misurare con un laccio il collo della statua del santo. Come se queste misure potevano cambiare da un anno all’altro.  Questo laccio lo legavano poi con un altro che a sua volta era destinato a cingere il ventre, il collo, il petto di qualche animale. Lo scopo? Preservarlo dalle malattie.
Così il folclorista si lascia andare a una sorta di curiosa statistica affermando: venti su cento siciliani, dotti o indotti, nobili o plebei, maschi o femmine credono davvero preservarsi da infiammazioni di gola e d angine tenendo giorno e notte legato al collo un filo di spagno qualunque
A Salemi, al quartiere Rabbato, anche quest’anno le donne hanno preparato i pani rendendo fruibile la lavorazione svoltasi nei locali attigui alla chiesa dedicata al santo.
Sembrerebbero strane coincidenze qui, cittadina predestinata alla preparazione di pani. Che sia per san Nicola, san Biagio e soprattutto per san Giuseppe. Invece è solo la conferma dell’economia essenzialmente agricola di Salemi che da qualche frammento sopravvive nei simboli e nei ricordi, attraverso letture per scolaresche in visita didattica o per turisti, ma che ci parlano sempre e solo di sopravvivenza. 
Non è un caso come ad Alcamo, il 3 febbraio, si benedicessero le sementi al fine di assicurare un abbondante raccolto.

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Anno 2014 - N. 8

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