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Il santo delle cose perdute

Scriveva Pitrè: quando si smarrisce o si perde (spirisci) qualcosa, si ricorre a S. Spiridione perché conceda la grazia di farla ritrovare.

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10 Dicembre 2010 nel numero La sberla

Abbiamo perduto tutto. La fantasia e i sogni, tanto per cominciare. Mentre la libertà scarseggia e la cultura latita assieme al buon gusto e al buon senso nei confronti di ogni cosa.
Pure il senso e il rispetto della vita sono andati smarriti. Fossero rimasti almeno la buona educazione, se non proprio il senso civico, e un minimo di legalità e di giustizia, sarebbe almeno un conforto. Invece no, stiamo parlando di valori smarriti assieme a Dio e a Marx e a mille altre cose che sembrano appartenute a qualche forma di mondo eccessivamente distante da questo.
E il rispetto per gli altri? Se ci chiediamo dov’è, la risposta arriva monotona e ripetitiva all’inverosimile: perduto. Si è perduto anch’esso portandosi dietro il buonumore della gente.
Ora perciò ne possiamo finalmente parlare. Ora che il 14 dicembre è vicino e non ci ricorda niente lo stesso. Ne abbiamo smarrito la memoria. Assieme al gioco del tempo che distingueva la domenica da tutti gli altri giorni, per esempio, rammentandoci delle feste, dei santi, degli anniversari.
Una signora, una sera, ne aveva invece smarrito l’immagine. C’era in corso una conferenza riguardante un qualche argomento di storia patria e lei chiedeva insistentemente dove fosse finito il suo santo. Evidentemente, la donna, aveva perduto ogni ricordo perchè in effetti non ricordava neanche, scusate il bisticcio, in quale chiesa della città era rimasto esposto a una venerazione sempliciotta e retrò appartenuta ad altri tempi. Ovviamente smarriti.
Così anche il povero santo Spiridione, dal greco regalo, dono, si è perduto. Almeno qui. Lui, giusto il protettore delle cose smarrite, inghiottito come da un paradosso. spiridione
Il santo dei distratti si è forse distratto e nessun si ricorda più di lui.
Ma il vecchio Pitrè di tutti si ricordava e così scriveva: quando si smarrisce o si perde (spirisci) qualcosa, si ricorre a S. Spiridione perché conceda la grazia di farla ritrovare.
Stando sempre al noto folclorista, egli afferma che questo santo concede sì la grazia del ritrovamento delle cose smarrite, ma di nascosto. E forse pure questo ha un senso, quasi supporta un antichissimo detto che dice: Santu Spiridiuni, fa li grazii d’ammucciuni.
Bene, il santo concede le grazie di nascosto poiché, mentre lo si prega, gli si chiede di mettere sott’occhio l’oggetto smarrito, di nasconderlo, cioè di non farlo vedere, nel frattempo, ad altri.
In Sicilia, questo singolare protettorato, viene condiviso con sant’ Onofrio al quale bastava promettere un centesimo di lira (oggi perduta, ma sebbene sotto altro conio abbiamo almeno ritrovato i centesimi) da destinare a un povero, a ritrovamento avvenuto, si capisce.
Ma rinviamo le notizie attorno al culto per sant’Onofrio a quando sarà, ossia verso il 12 giugno, giorno a lui dedicato. Sempre che, ovviamente, troveremo il tempo e lo spazio per farlo.
Figlio di pastori, santo Spiridione di Trimisonda nacque nel 270 d.C. . Rimase coinvolto nelle persecuzioni di Galerio contro i cristiani, catturato e condannato ai lavori forzati perse un occhio e in seguito pare partecipò al concilio di Nicea. Dopo la morte le sue reliquie vennero traslate da Cipro a Costantinopoli, poi a Corfù, a Zachitos e a Cefalonia. 
In Grecia viene ricordato il 12 dicembre mentre la data del 14 scaturisce da una vittoria, in quel giorno del 1716, dei veneziani sui turchi che assediavano Corfù, dove in suo onore vengono attualmente organizzate ben quattro processioni all’anno. 
Il culto penetra in Sicilia grazie ai marinai provenienti dall’oriente. Probabilmente, incidentalmente, diviene protettore delle cose smarrite attraverso la dialettizzazione del suo nome: Spiriuni o Spiririuni, che all’anima popolare richiamò il verbo spiriri, sparire.
Secondo una leggenda, comunque, santo Spiridione, vescovo di Trimithonte, nell’isola di Cipro, dopo la sua morte rivelò in sogno alla figlia Irene il luogo in cui si trovava un oggetto che la ragazza aveva smarrito. Una seconda versione del racconto vuole la stessa Irene morta prima del padre. è lui a richiamarla in un sogno al fine di farsi svelare il nascondiglio di un tesoro e aiutare chi a Irene lo aveva affidato. Potrebbe essere diventato pure per questo il santo delle cose perdute?
La tipica iconografia lo raffigura frattanto mentre conforta una fanciulla, forse la figlia; con una colomba bianca sopra la spalla, mitria episcopale greca sul capo e pastorale in mano.
La credenza devozionale più vicina a Trapani la incontriamo intanto nella città di Alcamo, dove facendo uso delle seguenti strofe lo si invoca (o invocava) dicendo: San Spiriuni, nisciti sta cosa di l’agnuni! O con la seguente variante: Facitimi attruvari sta cosa agnuni agnuni.  cipro
Sempre ad Alcamo si trovano sue immagini nella sacrestia del monastero di Sant’Angelo Custode (trattasi di una stampa popolare) e in quella di S. Maria della Catena; tra le via Arancio e la via Niccolini il santo gode anche di un’edicola angolare, mentre a Licata e Ragusa la sua immagine è presente in chiese carmelitane essendo stati i carmelitani ad alimentare il culto in Sicilia, ed essendo il santo stesso appartenuto al medesimo Ordine. Non è un caso che a Trapani il suo dipinto si trovasse nella chiesa del Carmine. Ma per fortuna non è andato perduto rimanendo ai nostri giorni conservato in una stanza del Palazzo Vescovile, della cui immagine riportiamo la foto.
La signora frattanto lo cerca ancora. Chissà, un giorno o l’altro avrà la fortuna di rivederlo; anzi, di rincontrarlo, il suo santo mai dimenticato, ritrovando così qualche pezzetto dei suoi ricordi. Ora che al tramonto abbiamo perduto il sonno e all’alba la speranze, e senza il conforto almeno di un detto popolare come quello declamato a Corfù: abbiamo Spiro che ci protegge e non abbiamo paura.

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