Politicamente parlando, l'intero 2011 è scivolato via con un occhio a Palermo e l'altro a Roma.
16 Dicembre 2011 nel numero L'anno del dragone
Politicamente parlando, l’intero 2011 è scivolato via con un occhio a Palermo e l’altro a Roma. Una continua attesa iniziata nell’estate del 2010 e formalizzata il 14 dicembre, con la prima mozione di sfiducia al governo Berlusconi. E che possiamo considerare conclusa (forse) con la nascita del governo Monti. 
In questo lungo lasso di tempo la parola d’ordine è stata aspettiamo. Anche perché se a Roma le acque erano torbide non si può certo dire che a Palermo fossero cristalline. La stucchevole pantomima tra Mpa e Pd (prima governo tecnico, poi politico, poi tecnico-politico, ecc...), la nascita del Terzo Polo, le strane alleanze di Lombardo, tutto ha concorso nel trasformare la politica locale in una tranquilla area di galleggiamento. Con qualche eccezione.
Uno dei punti caldi ha una matrice panormo-lilibetana. Le evoluzioni politiche regionali avevano partorito il distacco definitivo di Giulia Adamo dal Pdl ed il suo passaggio all’Udc. Ma negli stessi giorni i suoi consiglieri alla Provincia regionale ingaggiavano una serrata lotta contro il Presidente della Provincia, Mimmo Turano, all’epoca dei fatti segretario dell’Udc. Con una giravolta politica impressionante, le carte si rimescolano. Giulia Adamo scalza Turano dalla guida dei postdemocristiani ed inizia una convivenza da separati in casa che dura tutt’ora. Una situazione da sorrisi in pubblico e coltelli alla schiena che dovrebbe avere un minimo di chiarimento alla fine della stagione congressuale prossima ventura. 
Altro elemento da segnalare dell’anno trascorso, il rimpastone al comune capoluogo. Una montagna che ha partorito qualcosa che, al momento, sembra proprio un topolino ma che potrebbe crescere in seguito, a ridosso dell’appuntamento elettorale di primavera per il rinnovo dell’amministrazione trapanese. Ricostruiamo brevemente i fatti: in consiglio la maggioranza bulgara di Fazio comincia a sfaldarsi.
Nessun atto ufficiale ma molte assenze strategiche in aula. Fazio alza la voce ed azzera la giunta, chiedendo ai partiti alleati un ulteriore passaggio da forche caudine. I partiti cedono senza lottare, apparentemente. Ma dopo il rimpasto la situazione non è cambiata granché e malgrado il sindaco Fazio avesse annunciato come tutti gli assessori fossero precari, e che al minimo tentennamento del gruppo consiliare di riferimento avrebbero avuto il foglio di via, si continua a procedere stancamente tra assenze e mal di pancia. 
Una possibile chiave di lettura di questo inusuale atteggiamento remissivo da parte di Fazio può essere legata proprio alle amministrative di primavera. Il sindaco uscente vuole dire la sua, lo ha detto in ogni salsa. Ma per quanto gli piaccia fare la voce grossa, se vuole dire qualcosa deve avere qualcuno con cui parlare. Non si può litigare con tutti contemporaneamente.
Chi è apparso abbastanza staccato da tutto, racchiuso in una sorta di Repubblica indipendente di Erice è proprio Giacomo Tranchida. Da quando, nel 2009, ha sfangato la mozione di sfiducia è andato come un treno. Prima ha fiaccato le opposizioni (Udc e Pdl in testa) con un’apertura di dialogo oggettivamente poco credibile sin dall’inizio. E che infatti si è conclusa molto presto con un prevedibile nulla di fatto. Poi si è chiuso a riccio lavorando per un plotone di liste trasversali che lo accompagneranno alle prossime elezioni. Tutto questo mentre i partiti tradizionali stavano ancora decidendo come mettere su il solito tavolo di concertazione. Ora, come già alla prima elezione, si trovano costretti a rincorrerlo e, molto probabilmente, a seguirlo. Nel centrodestra si cerca disperatamente un candidato: la scelta possibile è fra un pezzo da 90 con voglia di rischiare ed un agnello sacrificale. Il dilemma si svelerà quando si ufficializzeranno le candidature.
Dopo un anno abbastanza banale, tutto all’insegna di scontri oggettivamente sterili, è stato impacchettato un brutto regalo di Natale, a Valderice, per il sindaco Camillo Iovino. Anche lui sta pagando il riassestamento provinciale dei centristi sotto la guida di Giulia Adamo. Che lo hanno abbandonato schierandosi al fianco del Pd nel chiedere la mozione di sfiducia. Ultimamente le mozioni tipo questa non è che abbiano funzionato, ma sfiduciato o no, per Iovino si prospetta un 2012 tutto in salita. 
Questo per quanto riguarda il versante più politico-amministrativo. Che dalle nostre parti ha un sapore esclusivo di centrodestra, se si eccettua l’esperienza anomala di Erice. Per sfruculiare dalle parti dello schieramento progressista bisogna tornare a guardare verso Palermo. Tutto il 2011 è stato giocato su quel tavolo e l’unico giocatore di un certo calibro targato Trapani che si è seduto a giocare è stato Nino Papania. Il resto è stato soffocato dal silenzio. L’ambigua posizione verso il governo regionale ha anche impedito, sostanzialmente, al Pd di cavalcare l’onda popolare di disagio. Una politica minimalista che sta costando cara. Anche perché questo 2011, in un modo o nell’altro, ormai è finito. Il 2012 è l’anno delle elezioni e se il centrosinistra non fa sentire almeno una flebile voce perderà per abbandono.
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