Un anno intero consumato in un niente. Quaranta numeri tondi tondi di giornale.
16 Dicembre 2011 nel numero L'anno del dragone
Un anno intero consumato in un niente. Quaranta numeri tondi tondi di giornale. Un avvicendarsi di fatti che sembrerebbe impossibile farli entrare in dodici mesi. Eppure è passato lo stesso. Questo duemilaundici insipido e senza molti sorrisi. Almeno in generale.
Probabilmente le pagine riservate al sottoscritto sfuggono alle reali gravità delle cose limitandosi a inseguire molto spesso il calendario, a scandire perciò l’anno attraverso ricorrenze.
Allora di frequente ci siamo fermati. Per dirla alla Van der Leeuw pure noi abbiamo segnato un tempus, quasi necessariamente, per quel tram tram quotidiano destinato a diventare storia e che l’antropologo paragona al grande fiume, alla potenza, all’inesorabile scorrere del tempo.
Ogni tanto però, qualche fuoriuscita dovuta. La pubblicazione di un libro, l’apertura di qualche mostra. Le teste di Cozzo, il giallo di Rocco Pollina, il 9 settembre; la ristampa anastatica di un lavoro che Castronovo pubblicò per la prima volta nel 1861. Era ancora il 20 maggio. Ma possiamo anche correre al 21 ottobre, alla Storia di un dramma parlamentare, ossia le vicende politiche di Nunzio Nasi o al libro su Giovanni Gentile, di Salvatore Costanza, presentato il 21 novembre. 
Artigiani della fede riguardò invece la bellissima mostra sulla tela e colla al Polo Museo Diocesano di S. Agostino protrattasi fino al 31 agosto. Nella circostanza eravamo appena al terzo numero. Avevamo iniziato però, con il concerto di Capodanno al Collegio.
Partimmo esattamente da lì, da Il freddo nel cuore, perché a parte la gradevolissima serata di musica regalataci dalla Dominante, orchestra da camera diretta dal maestro Coppola, qualche spiffero di troppo distolse un tantino dall’ascolto alcuni presenti. Sciocchezze. Anche perché, quella sera, questo dicembre sembrava davvero distante, praticamente irraggiungibile.
Grossolane illusioni da perfetti ingenui.
Identico stato d’animo che con curiosità ci ha fatto seguire una delle due vicende che quest’anno hanno tenuto banco nel panorama festivo locale: l’itinerario della processione dei Misteri. L’altra riguardò i giochi d’artificio del 16 agosto. Ricordate? Sono ancora vive, e allo stesso tempo assopite come ogni cosa in città. Prevalentemente furono solo chiacchiere: via Fardella sì, via Fardella no.
I Misteri del presidente insomma, uscì col numero 11 del 25 marzo.
Leo Buscaino, il presidente, appunto, parlò di edizione pilota. Noi parlammo della necessità di un itinerario stabile, definitivo e immutabile. E lui spazzò prontamente ogni illusione ribattendo che ciò è impossibile, alimentando le nostre perplessità da idealisti. Non meno sciocchi dall’essere ingenui.
Il giorno dopo la festa (29 aprile, n. 15), ossia attraverso il quasi consueto pezzo annuale post semanasantero, i pareri raccolti su un itinerario che ha comunque privilegiato il centro storico, furono positivi. Avrebbero dovuto indurre, pure alla seria percorrenza della strada del recupero. Nonostante l’irrazionalità di un percorso che non ha spinto il corteo oltre i Salesiani, tanto per capirci, e nonostante l’inspiegabile sosta innanzi la stazione ferroviaria. Ma già lo sappiamo e lo sapevamo già nel lontano novembre addirittura del 2010, quanto sarebbe stato inutile ipotizzare recuperi veri. 
Lasciate le feste mobili, ossia quelle la cui data viene condizionata dalla Pasqua e delle quali piacque sottolineare alcune graziose, apparenti, anomalie in Feste a cavallo del 6 maggio, arrivò l’estate. Ovviamente. Alle ipotesi di una compensazione alimentate dalle malelingue ci trovammo i giochi d’artificio - di solito nello specchio d’acqua antistante il porto - spostati esattamente a nord, più vicini a quella via Fardella esclusa dal Venerdì Santo.
Botti di Ferragosto uscì il 2 settembre, con il ritorno in edicola di Monitor dopo una breve sosta estiva. La nostra posizione? Semplicissima: niente è per sempre e tutto sommato la scelta non è stata poi così deprecabile come si diceva che si diceva in giro. A differenza dell’itinerario dei Misteri riteniamo che l’operazione venga confermata. Senza per questo ritenerci veggenti.
Venne l’autunno. Già, perchè il primo dei due articoli dedicati alla soppressione delle feste patronali, uscì esattamente il 23 settembre. Per poco ma era autunno. Ecco, probabilmente è questo l’argomento che forse più degli altri due racchiude spunti per riflessioni attente. Non a caso vi ritornammo il 18 novembre (n. 36, Santi in panchina), alla luce di paventati quanto pericolosi decreti salvafestepatronali che irriguardosamente potrebbero inquinare ulteriormente il panorama etnico culturale italiano. Si resta veramente curiosi di come una Sicilia assolutamente zitta sul problema, vada a organizzare le proprie antiche, spesso rinomate feste patronali, nel 2012. Che è l’anno dell’anniversario. Il quarto secolo esatto dal primo affidamento di un gruppo da parte della Compagnia del Preziosissimo Sangue: 1612 , 6 aprile. Che sarà anche il giorno della processione. Quattro secoli di Storia è recentissimo, 2 dicembre. E’ un evento a cavallo di due anni, partito il 6 dicembre con l’inaugurazione al S. Agostino della mostra degli argenti e degli ex voto del Signore con la croce in collo. Mi piace chiamarlo così, all’antica. Mentre il Sacro Gruppo troneggia in sala e il precedente Cristo, tolto nel 1903, si trova vestito dalle suppellettili che gli appartennero fra cui la preziosa croce. Come dire, a ognuno la sua... .
Quasi da suggerirci la speranza che almeno quelle da portare nel prossimo anno non siano troppo pesanti. Al momento è l’augurio più schietto e sincero che mi posso permettere.
Quattro secoli di storiaPrima che gli eventi si presentino, riteniamo opportuna e doverosa la menzione di alcune persone.
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