Qui da noi, in Sicilia, nel periodo estivo era sconsigliato - forse lo è ancora nelle culture più radicate - mangiare carne di maiale. Idiosincrasie musulmane, ebbe a definire l'abitudine alimentare Gaetano Basile, chiedendosi come facciano i tedeschi a mangiare braciole e salsicce in agosto.
Ritenuta perciò cibo pesante, quindi invernale, il ritorno sulle tavole della carne suina coincideva con la prima domenica di ottobre, giorno, evidentemente, equilibratore gastronomico per i siciliani e tradizionalmente dedicato alla Madonna del Rosario; sebbene il calendario fissi la ricorrenza liturgica al 7 ottobre.
A Trapani l'organizzazione dei festeggiamenti riguardava un'antichissima Compagnia popolarmente detta del Rosariello.
Fondata il 15 giugno del 1564, di essa rimane visibile il portale (mentre scriviamo il portoncino è in restauro) di quello che una volta era il suo oratorio; almeno prima della vendita al Comune, da parte della stessa Compagnia, avvenuta nel 1880. .jpg)
Accanto al portone della vicinissima chiesa di S. Domenico, sulla omonima piazzetta, questo oratorio facente parte del complesso Domenicano, non accessibile da anni, pare dovrebbe ritornare a essere fruibile.
Al suo interno la statua della titolare Madonna del Rosario, opera di Mario Ciotta, il cui culto arrivò a Trapani con i Padri Domenicani. Correva il 1230 (secondo Giuseppe Di Ferro il 1221) e i religiosi erano reduci dalla Guerra Santa. 
Accanto la piccola chiesa prima titolata a S. Maria La Nova, nel 1313 i frati fondarono il loro convento per concessione di quell'area da parte di re Giacomo d'Aragona (devoto a san Domenico) nel 1288.
Pare che il sovrano avesse a sue spese innalzato il tempio dichiarandolo reale.
Fu invece la morte dell'infante Manfredi, figlio di Re Federico II, a favorire, secondo lo storico Mario Serraino, l'ampliamento dell'intero impianto architettonico.
Nel 1318 Manfredi era caduto mortalmente da cavallo e nel comunicarlo a Federico II l'Università espresse il desiderio di poter seppellire il ragazzo nella chiesa di S. Maria La Nova.
Il re acconsentì e, contestualmente alla concessione ai Padri Domenicani di una rendita di 4 once al mese al fine di potere ampliare il convento e la chiesa, dichiarò regio (ancora?) il complesso che nei secoli seguenti raggiunse le notevoli dimensioni tutt'oggi visibili.
Subito dopo l'Unità d'Italia le leggi Sabaude che condussero all'abbattimento di non poche chiese, risparmiarono la chiesa di S. Domenico per la sua importanza storica. 
In essa vi erano stati sepolti diversi reali tra cui, nel 1270 - evidentemente doveva ancora trattarsi della chiesetta di S. Maria La Nova - il re di Navarra Teobaldo e la moglie Isabella, mentre durante la dominazione spagnola vi si erano celebrati importanti avvenimenti tra cui la festività di Ferdinando III di Borbone.
Dal punto di vista della devozione, oltre al conosciutissimo Crocifisso detto di san Domenico, sull'altare centrale della chiesa fa spicco una statua della Madonna del Rosario con ai piedi santa Caterina e san Domenico, scultura di scuola napoletana da non confondersi con quella della vicina Compagnia, peraltro raffigurata con ai piedi soltanto san Domenico, santo dal quale nasce il culto trasmesso quindi ai frati del suo Ordine, per via di un'apparizione miracolosa della Madonna, all'epoca ancora appellata delle Vittorie.
Forse per questo i Domenicani non disdegnavano d'intervenire in qualche modo alle guerre sante le cui battaglie venivano precedute da preghiere espresse con l'aiuto del rosario.
La prima volta in cui venne concessa la festa fu infatti a memoria della vittoria di Lepanto sui Turchi. Era il 1537 ma la ricorrenza venne ufficialmente, universalmente estesa da Papa Clemente XI subito dopo il 1716. Altra battaglia contro i turchi, altra vittoria. A Peterwardein, il 5 agosto.
Ritornando a Trapani, nei giorni precedenti la prima domenica di ottobre, la Compagnia del Rosariello (ufficialmente Maria SS. del Rosario) oltre a effettuare la questua casa per casa, trasferiva il simulacro della Madonna (sempre quella del Ciotta e raffigurata con il solo san Domenico) dall'oratorio alla più grande chiesa di S. Domenico per una quindicina spesata di giorno in giorno da un oblatore diverso.
Nel pomeriggio della prima domenica di ottobre, la processione. Recitando il rosario per le strade i frati Domenicani accompagnavano il simulacro che usciva dalla loro chiesa collocato sopra una varetta ottagona. 
Il corteo giungeva fino alla via Corallai per ridiscendere il Corso, seguendo un po’ il solito itinerario di tutte le locali processioni.
Dopo la metà degli anni '60 le celebrazioni esterne cessarono rimanendo quelle all'interno dell'oratorio costruito nel XVII secolo a spese della Confraternita stessa.
L'esiguo spazio poteva ormai bastare per quei pochi fedeli e in quei pochi giorni d'inizio ottobre o di fine settembre.
Quindi la carne di maiale in tutte le sue forme ritornava sulle tavole e un altro inverno regalava una sazietà che poteva bastare per tutta la successiva estate… fino alla prima domenica di ottobre.
Ecco perchè a Castrofilippo, dove la Madonna del Rosario è patrona, in quella domenica, durante i festeggiamenti, i macellai proponevano la loro mercanzia perfino in versi: pulita l'haju e vi la fazzu davanti la sacizza!
E l'arrosticarne continuava: veni, cà lu focu è lestu!/ Vi l'arrustu ora stessu!
Inserito il 02 ottobre 2009
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