La Fiat chiude a Termini Imerese.
E con questo?
Se siamo stati bravi a collocare circa 37.000 lavoratori alla Forestale contro una presenza di 6 - 7.000 posti di lavoro, potremo bene collocarne qualche altro migliaio.
Può sembrare ironia gratuita, chiedo a chi mi legge di seguirmi nel ragionamento fino in fondo.
Intanto vorrei fare una considerazione preliminare: il lavoro e il posto di lavoro non sono la stessa cosa, mentre di solito si fa confusione.
Il lavoro costituisce l'occasione per l'uomo di realizzarsi culturalmente, intellettualmente e socialmente e di trarre le risorse per sostenersi.
Mentre il posto di lavoro rappresenta la sistemazione, l'occasione per ottenere da qualcuno le risorse per l'esistenza esercitando una attività che molto spesso non ci è congeniale. .jpg)
Alle volte si può ottenere il posto di lavoro anche senza che ci sia in effetti un lavoro da fare, limitandosi al consenso a fare qualcosa, ma si può arrivare al punto di avere il posto senza che ci venga assegnato il tavolo e la sedia dove sedersi.
La Fiat sta gestendo da tempo lo stabilimento di Termini Imerese pur nella certezza che la gestione è antieconomica.
A questo punto il lavoro dei lavoratori di Termini diventa non producente.
Alzato il velo sulla chiusura sono state annunciate proteste, riunioni, vertici, scontri che serviranno a lasciare sfogare la giusta rabbia dei lavoratori, ma non potranno modificare il problema di base: a Termini Imerese il lavoro non c'è, nel senso che non ha le caratteristiche di un lavoro che attraverso la produttività crea ricchezza.
Lo stabilimento di Termini Imerese dagli addetti ai lavori viene chiamato lo stabilimento cacciavite, nel senso che può fare solo assemblaggio.
Le lamiere stampate debbono arrivare da Torino (costi di trasporto), vengono assemblate col cacciavite e siccome la produzione in termini di numero di macchine supera la capacità di assorbimento del mercato locale le macchine devono tornare verso il centro (altre spese di trasporto).
La Fiat, memore dei vantaggi che finora ha ottenuto, ha continuato a tenere il fardello.
C'è stato un tempo in cui aveva anche proposto un rilancio con investimenti (naturalmente a carico del pubblico) che potevano superare le diseconomie.
Naturalmente adesso non ha più senso perché non ci sono più le condizioni.
La situazione è ampiamente modificata, prima perché ormai la Regione (ma anche Roma) non ha dove trovare le risorse necessarie avendo elargito, o sperperato parecchio in passato, e la Fiat ha spremuto per la sua parte, poi perché la Fiat ha cambiato strategia ed è lanciata su altri programmi.
Solo per addolcire la pillola accenna ad un progetto di ristrutturazione: non più auto ma qualcos'altro?
Che cosa fare?
O continuare a creare posti di lavoro per precari oppure aspettare che attraverso azioni che favoriscano uno sviluppo possibile riprendere il flusso di posti di lavoro che abbiano alla base un lavoro.
Non si tratta in ogni caso di prospettive immediate, resta quindi un principio fondamentale e cioè che i lavoratori debbono spostarsi verso il lavoro.
I popoli che provengono da quei Paesi che chiamiamo Terzo Mondo lo fanno con i sacrifici che conosciamo.
Inserito il 26 giugno 2009
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