Giampilieri e Scaletta Zanclea, disastro annunziato. Le prime avvisaglie si erano avute un paio di anni fa con una frana che non provocò morti, ma che possiamo interpretare come una prova generale. Nessuno ha provveduto adeguatamente ed ora è strage: decine di morti, centinaia senza tetto. Quali le cause di tanto sfracello?
Sono parecchie. Desertificazione del territorio: gli incendi intensi e ripetitivi, modificano l'assetto del suolo e lo stato della vegetazione; l'abbandono da parte dell'uomo:'uomo lascia la campagna e abbandona le zone di montagna. 
Prima anche i terreni dislocati in montagna venivano coltivati. Arare e coltivare mantiene integra la struttura del terreno. Si realizzavano terrazzamenti e si deviavano o canalizzavano le acque. Tutto questo contribuiva a limitare la furia delle acque che scendevano a valle e, quindi, i danni a persone o cose.
Purtroppo non c'è solo questo!
L'uomo come amministratore è colpevole per avere alterato il corretto procedere degli interventi, ma anche il cittadino ha le sue responsabilità. Infatti l'Autorità Giudiziaria ha in corso accertamenti per stabilirne la portata.
Costruzioni insediate nell'alveo dei fiumi, sanatorie, ordini di demolizione non eseguiti, autorizzazioni concesse in presenza di reali violazioni.
Un caos procedurale pubblico ma anche privato portato fino alle estreme conseguenze.
Si è assistito al ridicolo ribaltare delle responsabilità fra chi aveva dato le autorizzazioni e chi le aveva chieste. E' possibile in una società civile ritenere responsabile chi chiede una autorizzazione, un permesso o qualcosa di simile, per il fatto che quello che chiede non è legale?
In questi casi la illegalità dell'oggetto della richiesta può alleggerire le responsabilità di chi concede o autorizza qualcosa di illegale? La verità è che questi episodi aldilà dell'aspetto strettamente sanzionatorio, denunciano una grave carenza di carattere morale. 
Se la mettiamo su questo piano, infatti, la musica cambia, in questo caso sono responsabili entrambi, sia chi chiede che chi concede, potrebbe sembrare che l'Autorità (se così la vogliamo chiamare) sia investita di più responsabilità, però non si può sottovalutare che a dargli autorità ha contribuito il cittadino con il suo voto, e non è escluso che abbia votato per avere proprio quel favore.
Come si vede, è un ginepraio di interessi e malcostume; e lacrime perché poi c'è chi piange.
Se l'aspetto penale viene seguito dai magistrati, quello morale viene guardato con attenzione dalla Chiesa.
Il Vescovo di Messina nella sua omelia ha tuonato contro i responsabili delle stragi.
Non sappiamo fino a che punto possa servire una omelia, ci vorrebbe ben altro!
Indichiamo in maniera molto libera alcune riflessione su questo punto.
Innanzitutto si dovrebbero inasprire notevolmente le pene per chi commette reati di questo genere specie in presenza di morti e di devastazione.
Non si sta chiedendo il 41 bis però qualcosa che costituisca un notevole deterrente o disincentivo.
Se questi fenomeni di disamministrazione non sono fatti isolati della provincia di Messina ma riguardano tutta la Sicilia, ne consegue che è quasi un fatto di costume e quindi sociale.
La cosa più grave sta nel fatto che viene considerato un fenomeno ineluttabile, cioè se c'è (e c'è) una percentuale di cittadini portati a non sgarrare di una virgola, rimangono bloccati anche perché vengono considerati dalla società corrente a dir poco dei fessi.
Saremmo portati a dire che da questo gioco non si esce perché ormai è troppo radicato, a meno che non si voglia fare o programmare una politica organizzata per fare emergere i fessi, trovando per loro una motivazione per realizzarsi nel rispetto delle regole.
Anche se può sembrare una esagerazione la conclusione è che così non si va da nessuna parte, i problemi sono diversi ma la soluzione è unica.
La nostra è una società che deve cambiare se vuole confrontarsi con altre comunità che sono cresciute e si sono attrezzate per lo sviluppo, vedi la Lega.
Si è accennato di recente al Partito per la Sicilia: evidentemente non ci si riferisce solo ad un partito politico, ma ad un partito radicato nel territorio con un elettorato motivato verso la soluzione dei problemi del territorio.
Per fare questo occorrono iniziative finalizzate, considerando che gli altri intanto vanno avanti.
Deve emergere la buona società, riaccreditando la politica delle regole.
Per farlo occorre un movimento che si possa caratterizzare per un sicuro radicamento nel territorio. Non è facile ma non è impossibile!
La difficile situazione che viviamo ce lo impone, ma anche la consapevolezza che altrove lo stanno facendo, facendoci pagare un prezzo per la nostra incapacità.
Inserito il 23 ottobre 2009
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