Bene, eccoci al capolinea estivo. Come ogni anno ci concediamo qualche settimana di vacanza.
E' d'obbligo se si è lavorato. Chi lavora ha necessità di fare vacanza. Diventa utile per ritrovare alcuni aspetti di se stessi che altrimenti il lavoro annichilirebbe. So che non è così per tutti. Penso per esempio a chi non può andare in vacanza dalla propria malattia, ai malati cronici per intenderci. Per loro non c'è vacanza, c'è solo sofferenza e dolore. E con questo caldo, poi! A tutti coloro che in questo momento vivono questa condizione di dolore va il mio pensiero sperando con loro che possano trovare nella loro sofferenza momenti utili in cui godere delle cose che a loro più piacciono.
L'estate, come i periodi di festa , accentua il dolore di qualsiasi malattia e nello stesso tempo fa sentire diversi dagli altri, da chi cioè può fare ciò che vuole liberamente.
L'estate, la spensieratezza, la libertà, la sregolatezza, il sole, il mare … nudi davanti agli altri, ma direi di più: nudi davanti a se stessi. Allo specchio, senza veli, che prova difficile… quando siamo noi e lo specchio e nessun altro. Lo specchio è una superficie riflettente sufficientemente lucida da permettere la riflessione di immagini.
L'immagine vista attraverso uno specchio è detta virtuale in quanto sembra provenire da una direzione diversa rispetto all'oggetto e non può essere proiettata su uno schermo. I primi specchi realizzati nell'antichità erano semplici lastre di metallo, spesso argento, rame o bronzo, perfettamente lucidate.
L'utilizzo più classico dello specchio è lo specchiarsi, ovvero vedere l'immagine del proprio corpo, il proprio aspetto. Prima dell'invenzione dello specchio l'unico modo di conoscere la propria immagine era guardarsi riflessi in acqua stagnante. Beh, proprio come Narciso, figura mitologica greca, figlio di Cefiso, divinità fluviale, e della ninfa Liriope.
Secondo il mito narrato da Ovidio nelle Metamorfosi Narciso era un bellissimo giovane, di cui tutti, sia donne che uomini, si innamoravano alla follia. Tuttavia Narciso preferiva passare le sue giornate cacciando, non curandosi delle sue spasimanti. Tra queste vi era la ninfa Eco, condannata da Giunone a ripetere le ultime sillabe delle parole che le venivano rivolte, poiché le sue chiacchiere distraevano la dea, impedendole di scoprire gli amori furtivi di Giove. Rifiutata da Narciso, Eco, consumata dall'amore, si nascose nei boschi fino a scomparire e a restare solo un'eco lontana. Oltre Eco anche tutte le giovani ed i giovani disprezzati da Narciso invocarono la vendetta degli dei. 
Narciso venne condannato, da Nemesi, ad innamorarsi della sua immagine riflessa nell'acqua. Disperato per non riuscire a soddisfare la passione che nutriva, finiva per distruggersi in inutili lamenti, ripetuti da Eco. Resosi conto dell'impossibilità del suo amore Narciso si lasciò morire. Quando le Naiadi e le Driadi cercarono il suo corpo per poterlo collocare sul rogo funebre, trovarono vicino allo specchio d'acqua il fiore omonimo.
E per concludere un ricordo (in versione originale) della nostra infanzia.
… Dal muro, specchietto, favella: nel regno chi è la più bella?
Lo specchio rispose: Regina, la più bella qui sei tu, ma Biancaneve lo è molto di più.
La regina allibì e diventò verde e gialla d'invidia. Da quel momento la vista di Biancaneve la sconvolse, tanto ella odiava la bimba. E invidia e superbia crebbero come le male erbe, cosi che ella non ebbe più pace né giorno né notte. Allora chiamò un cacciatore e disse: Porta la bambina nel bosco, non la voglio più vedere …
Ma sappiamo come finì!
Stiamoci bene e buona estate a tutti.
geraci@monitortp.it
Inserito il 10 luglio 2009
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