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Il danno e la beffa

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Ogni volta che la notte di San Silvestro mi capita di brindare al nuovo anno, è sicuro che succederà qualcosa di peggio.

Come definire altrimenti la dichiarazione del Premier circa la riforma fiscale? Le tasse saranno pagate per due fasce di reddito: 23 e 33 per cento. Questo in parole povere significa un grosso regalo a coloro che guadagnano molto, Berlusconi compreso.

Ci allontaniamo sempre di più dalla filosofia di buon governo del periodo della Ricostruzione postbellica del paese, quando la tassazione progressiva assicurava una certa equità fiscale; ora le fasce medie sono più tartassate e le fasce più abbienti (ricche?) sono invece alleggerite dalla pressione fiscale.

E’ un po’ quello che è successo con l’Ici, se i cittadini ben ricordano: ha risparmiato non tanto il cittadino medio che già fruiva di esenzione per la prima casa, ma il cittadino che aveva la villa o il palazzo di famiglia come prima casa.

Ma ciò che più manda in bestia è che oltre al danno si debba sopportare anche la beffa, tradotta nelle motivazioni offerte dal governo circa la pretesa di facilitare con la riforma i conteggi dei contribuenti in sede di dichiarazione dei redditi. Da ridere… Immagine riferita a: Il danno e la beffascritte

Nessuno parla in termini concreti di recuperare la evasione fiscale che in Italia è fortissima; non si capisce perché la sfera degli intoccabili debba rimanere sempre tale ed i contribuenti onesti debbano essere sempre scambiati per fessi.

Quando poi si dice che il potere logora chi non ce l’ha – tanto per citare la felice massima di Andreotti – si dice cosa sostanzialmente vera: il potere di questa classe politica logora i cittadini inermi. Infatti la classe politica che il buon Premier si guarda bene dallo sfoltire, nonostante sue precise dichiarazioni al riguardo, è tutt’altro che logora come si può vedere bene guardandosi attentamente attorno.

Oggi il postino che recapita la posta nel quartiere, si è dichiarato sconcertato dalla classe politica regionale e ha detto che non sarebbe più andato a votare.

Alla mia protesta circa la utilità di opporre invece un voto di contrario avviso, quasi mi derise perché - a suo dire – non mi accorgevo che gli avversari politici sono fatti tutti della stessa pasta, un po’ consustanziali tra di loro.

E allora che resta da fare, se non si può sperare nemmeno nell’azione della Opposizione o in quella dei Sindacati?

Da giovane sostenevo che logicamente l’unica via di uscita per casi del genere era il ricorso alle armi, ora sono molto lontano da quella visione che porterebbe solo lutti senza cambiare il sistema, ma devo confessare di non credere più nemmeno all’azione riformatrice di Famiglia, Scuola e Società.

Inserito il 15 gennaio 2010

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