Del partito del sud si è lungamente parlato ultimamente. C’è chi lo ha teorizzato e c’è chi lo ha utilizzato come leva per ottenere certe agevolazioni per la Sicilia, ben sapendo che la sua costituzione destava delle preoccupazioni a livello di Governo, e non solo.
Così è stato, in effetti; a contrastarne il formarsi è sceso in campo il premier in persona che ci vede una falla rispetto alla sua totale gestione del potere. Ma anche la Lega che non vede di buon occhio l’affermarsi di un’altra organizzazione a sfondo regionale (Calderoli). Comunque vanno prese in considerazione soprattutto le parole di Bossi il quale è un maestro nell’andare controcorrente, ma è anche la testa pensante.
Bossi dice: Non ho paura di un altro partito regionale, tanto non saranno capaci di organizzare un elettorato che si identifichi col territorio. Questa in effetti è la forza della Lega che ha portato una formazione locale con qualche milione di elettori di alcune province del Nord a condizionare la politica nazionale. Un bel successo per quel Bossi! Questo sembra essere il nodo e per chi non l’avesse capito o lo capirà in ritardo ci saranno problemi. 
Qui è cambiato totalmente il modo di fare politica, del nuovo modo di fare politica gli epigoni sono Berlusconi e Bossi. Conquista del potere e dei consensi con qualunque mezzo (lecito anche se poco corretto) attraverso la politica-spettacolo, dei proclami, del presenzialismo, degli annunci che poi si possono anche disattendere se facciamo seguire altri annunci che sostituiscono i primi. Alitalia, Napoli, Perugia, Pontida, immigrazione, sicurezza, ronde ecc... Con questo modo di fare politica i partiti tradizionali tipo Pd, ma anche Idv, se lo sognano di diventare maggioranza, al Nord anche gli operai votano Lega.
Lasciando stare gli aspetti nazionali vediamo la Sicilia come si muove in una situazione di questo genere considerato che qui ci si trova al collasso. Si è accennato ad un possibile partito del Sud che potesse modificare la deriva governativa che è chiaramente orientata verso il Nord. Mi permetto di indicare quelli che a mio giudizio potrebbero essere i percorsi. Potrebbe essere sbagliato estendere l’iniziativa a tutto il Sud mentre sarebbe più opportuno un partito per la Sicilia per esempio Sicilia Futuro. Con le altre regioni del Meridione ci potremo incontrare sugli obiettivi e sulle strategie per delle esigenze che ci accomunano, però la struttura organizzativa per avere successo deve essere autonoma. Anche perché non potrebbe essere un partito di casta, originato da accordi, da mediazioni e da intese tra gruppi e cordate. .jpg)
Dovrebbe piuttosto essere radicato nel territorio individuando i problemi, le difficoltà, ma anche i progetti e le ipotesi di sviluppo. Dandosi una linea da percorrere, dalla quale non deflettere, coinvolgendo la base ma strutturando una classe dirigente. Evidentemente ci sarà bisogno di un leader, possibilmente carismatico con una forza che si caratterizzi nel sicuro decisionismo, ma anche nel rispetto della figura nel suo determinarsi. La Sicilia ha bisogno di tutto questo.
Ne ha bisogno perché la situazione, ripetiamo, è al collasso: il reddito pro-capite è del 40 per cento inferiore rispetto a quello del centro nord. La disoccupazione è ai massimi livelli, di gran lunga superiore al resto del Paese. Per contrastare il potere della Lega ma anche la sua arroganza.
Per fare il Partito del Sud alcuni si sono candidati, ma da nessuno sono venute proposte concrete. In un prossimo intervento porterò avanti la valutazione di queste candidature.

Sentivamo parlare della crisi. Ma ci sembrava una cosa da telegiornale: come quelle scene di ammazzatine che guardiamo con fare spersonalizzato mentre portiamo alla bocca una forchettata di spaghetti al sugo.
Ora ce l’abbiamo in casa nostra. Ma ce ne renderemo conto solo quando, dopo la vendemmia, non ci resteranno che gli occhi per piangere.
Tutto aumenta: la benzina dieci volte in dieci anni, il pane arrivato a costare quasi come la carne, lo scontrino del supermercato che prosciuga la busta-paga malgrado il carrello vuoto.
L’uva, invece, diminuisce. Anzi addirittura dimezza. Valeva trenta-quarantamila lire al quintale, negli anni Novanta. Verrà pagata meno di dieci-quindici euro, quest’anno. (*)
Non c’è chi non capisce che questi sono prezzi sottocosto. Come faranno a mandare i figli a scuola quelli che campano di vigna? Che ne sarà delle nostre campagne? Cosa ci metteremo a fare dopo dieci generazioni di racìna e di vino?
Non è bastato che sparissero magazzini e pigiatrici, che seppellissimo il bilico e il palmento. Vogliono, ora, sopprimere una civiltà!
Cambierà fisionomia la Sicilia ad occidente, trasformandosi - forse - in un disordinato contenitore turistico o in un deserto di zolle rivoltate da un’estirpazione inesorabile.
Dice Emilio Pedron, amministratore delegato di GIV, che di uva ne compra davvero tanta: C’è un limite a tutto, anche ai bassi prezzi. Se continua così, a saltare è tutta l’agricoltura!
diego maggio
(*) P.s.: L’eccezione è costituita dal pianeta di Pantelleria. In quell’isola, infatti, alcuni imprenditori illuminati (che 12 anni fa costituirono il Consorzio di Tutela) pagano da 80 a 100 euro per un quintale di uva zibibbo DOC
Inserito il 11 settembre 2009
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