Fare come Chivo, fare la stessa figura di Chivo significa andarsene. Così, semplicemente, con l'arrivo della Settimana Santa. Senza ripensamenti né rancori. Ma almeno, Chivo viveva a Parigi, dove poco o niente richiama l'imminenza della Pasqua.
Una volta arrivato a Sevilla, perché è lì che andava, mostrava quindi con ostentazione le locandine dei locali parigini dove si esibiva con le sue figlie. Che puntualmente salutava ogni anno. 
Raccomandava perciò loro di comportarsi bene, di badare alla serietà e al decoro e andava via. La compagnia lo aspettava. Che direbbe se mancasse il suo capitano…? Così diceva. Per tacitare forse la propria coscienza. E intraprendeva il suo viaggio da Parigi a Sevilla per andare a rivestire il ruolo di capitano nella centuria della Macarena, dietro al paso di Nostro Signore de la Sentencia nella notte più breve dell'anno, nel momento in cui la Semana Santa di Sevilla raggiunge il massimo del suo apogeo. E' la notte della cosiddetta Madrugada del Viernes Santo, quella.
La notte in cui le confraternite più antiche vanno alla cattedrale abbracciate dal calore sivigliano e dallo stupore della gente venuta da fuori. Un bagno di folla dove è praticamente impossibile spostarsi da una processione all'altra. Il Silenzio, il Gran Poder, i Gitanos, il Calvario, la Esperanza di Triana e la Esperanza Macarena, le due speranze, vergini di due diversi quartieri praticamente rivali, guape entrambe, entrambe nel proprio incedere che è un vero trionfo di devozione. Oltre che un trionfo. Sicuramente anche spettacolo. Così, allo stato puro. 
Quando alla mezzanotte in punto le porte della basilica della Macarena vengono spalancate ed esce la cruz de guya, ossia la croce di guida che precede ciascuna delle sessanta confraternite che agitano la Semana Santa del posto, occorrono circa due ore prima che esca lei, la Virgen più virgen di tutte, la Virgen de la Esperanza, in questo versante (e non solo) della città la Dolorosa più attesa, la più amata.
Il paso che la precede è quello della Sentenza. Dietro di esso la Centuria, centinaia di uomini in costume da soldato romano ma con i pennacchi bianchi, uguali a quelli dei soldati che stanno sul paso. E la Centuria incede nel suo eterno ondeggiare, funge anche da banda musicale ripetendo se stessa come nella descrizione di quella lontana Madugada, quando Chivo la capitanava: Blasco Ibanez, Sangre y Arena, 1908, romanzo di gran successo e poi film. Rodolfo Valentino e Linda Darnell. E poi ancora film, remake d'epoca, con Tyrone Power e Rita Hayworth. .jpg)
Così la notte della Madrugada ritorna in tutto il suo splendore. Magari, per fortuna, con molti meno ubriachi di allora, ma almeno con gli stessi profumi, con gli stessi aranci lungo le vie e la stessa luna a illuminare la Giralda, i merli moreschi dell'Alcazar, i magnifici cortili di Santa Cruz e la gente. Felice di vivere dentro una festa interminabile e allo stesso tempo veloce come un ciclone. Perché dal Domingo de Ramos alla notte del Sabato Santo è un niente. Da quando il paso dell'Entrata in Gerusalemme fa la sua carrera official a quando le porte della chiesa di San Lorenzo vengono serrate davanti alla Soledad, l'ultima processione della settimana, quando ormai è la notte del Sabato Santo, appunto, sembra sia trascorso solo un momento, un lampo.
La stanchezza non basta. Non basta il profumo dell'incenso dispensato copiosamente nelle strade per una settimana intera o le saetas cantate dai balconi. Già, le saetas, raptus improvvisi carichi di enfasi, dolore e amore. Una settimana intera insomma, in cui si fa festa ricordando una remota morte. Molto più della stessa Resurrezione.
Quando all'alba della Domenica di Pasqua il Resuscitato va in processione, la Settimana Santa sembra infatti essere finita da un pezzo. Di fatto lo è, ma non sembra ci sia almeno quel legame naturale che dovrebbe concludere ogni cosa.
Perché ogni cosa, a Sevilla, è solo Semana Santa, una sequela eccezionale di processioni. Sessanta processioni in otto giorni (compresa quella di un triste Risorto) che come fiumi colorati di nero, di viola, di bianco, si insinuano nelle strette e tortuose strade della città. Fra la baldoria e la preghiera. Fra boccali di cervezas consumati fuori e dentro i bar e il silenzio assoluto al passaggio del paso di un Cristo o di una Madonna. Con o senza san Juan. In totale cinquantaquattro.
Senza contare quelle facenti parte dei pasos dei Misteri. Chiamiamoli così, tanto per capirci. Del resto non è assolutamente un nostro modo di dire. Anche lì, a volte, chiamano pasos de los misterios quelli aventi una scena della Passione o della Morte. Altri sessantatre, compresi i cristi raffigurati da soli e due Pietà.
Ovviamente però, la Semana Santa di Sevilla non è un fatto di numeri. La Semana Santa è la partecipazione totale di un popolo che l'aspetta. Per viverla. Dal primo pomeriggio a notte fonda.
Ogni giorno. Ciascuna processione esce dalla propria chiesa e dal calore del proprio barrio si appresta a raggiungere la cattedrale concludendo la carrera official, il passaggio obbligato di ciascuna confraternita che di fatto è una processione, una stazione di penitenza, come là la chiamano.
Da plaza de la Campana, da dove inizia la sfilata ufficiale, è un susseguirsi di sedie e palchetti. Circa un chilometro. E' da lì che passano tutte.
Ma dove è anche praticamente impossibile riuscire a conquistare una sedia, peraltro a pagamento e ben spartite di anno in anno fra componenti delle confraternite e loro familiari e amici. Ma anche questo fa parte della logica della Semana Santa. Di una normalità dove può capitare che un sacerdote diventi eccezionalmente costalero. Magari per un voto, una promessa fatta o una grazia ricevuta. Monsignor Giovanni Lanzafame lo è stato quest'anno nel paso de la Vergin de Guadalupe. Non importa essere monsignori, esperti in barocco europeo o mariologi di una certa fama. Se occorre si va sotto il paso assieme ai costaleros, gli abituali portatori. Previo permesso della Chiesa e il plauso e l'ammirazione da parte di tutto il mondo confrate.
E' questo solo uno stralcio di una cronaca che potrebbe risultare interminabile. Non può, a proposito, essere tralasciata la presenza del solito Gianni Taibi nella processione dell'hermandad de Las Aguas (Lunedì Santo) in rappresentanza della Real Maestranza di Caltanissetta, forse anche della nostra Sicilia, a suggello di una unione tra i due sodalizi sancita nel 2005. E ancora l'altro evento eccezionale riguardante l'uscita, sempre quest'anno, di tutte le confraternite. Non accadeva dal 1977. A parte l'anno 2001 quando pur uscendo tutte qualcuna dovette rientrare anzitempo a causa della pioggia. Ma anche questo è normale. Basta un sentore di pioggia e la confradia addirittura non sale. Senza indignazioni. Anzi, al contrario. L'indignazione si manifesta se la confraternita rischia l'uscita. E perciò l'edizione 2009 va agli archivi come una Semana Santa eccezionale. Ma lo sarebbe stata comunque, perché oltre la Passione secondo Sevilla, nient'altro.
Chivo, il capitano, questa cosa l'aveva capita da sempre.
cammareri@monitortp.it
Inserito il 17 aprile 2009
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