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Scosse mediatiche

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L'Aquila una città che non conosciamo.

Non la conosciamo perché finora non ha dato occasione di presenza nei circuiti mediatici, una città discreta, forse orgogliosa.

Ora il terremoto, che non può essere considerato un evento, si tratta piuttosto di una tragedia.

Gli aspetti che più destano l'attenzione sono due: la morte e le macerie.

La morte, ancorché un fatto naturale, quando arriva come una violenza della natura, oltre alla tristezza, lascia una impressione di rabbia solo se si pensa che molte di queste morti si sarebbero potute evitare.

Le macerie, quelle ammucchiate, danno una sensazione netta di desolazione, gli edifici sventrati si presentano come dei fantasmi che stanno lì a ricordarci i limiti della nostra presenza come uomini del post-industriale.

Non sono mancate le polemiche.

Le polemiche se non hanno una forza dirompente, vale a dire polemica a qualunque costo, possono servire a mettere dei punti fermi.

Il terremoto ha rivelato come fossero fragili buona parte degli edifici, anche quelli di recente costruzione, anche se realizzati sulla carta con criteri di sicurezza.

Ha rivelato inoltre quanto siano spregevole la corruzione, l'affarismo, la speculazione.

Edifici costruiti con poco cemento, con sabbia di mare, con ferro liscio (non zighirinato), non coinvolgono solo i costruttori, ma ci sono ben altre responsabilità, a partire dal progettista, l'ente autorizzante, il direttore dei lavori, il collaudatore.

Di fronte a situazioni di questo genere non basta aprire delle inchieste pur legittime, non basta costruire nel rispetto delle regole, non basta sbracciarsi per i terremotati (anche se giustamente).

Si deve anche dire che cose del genere non si verificheranno più, non solo a L'Aquila ma ovunque.

Per far ciò occorre rendere operative le leggi che già ci sono, occorre incrementare i controlli e responsabilizzare i controllori, occorre comminare delle pene significative per le infrazioni alle regole e fare seguire le applicazioni.

Occorre soprattutto che questa nostra società esca da questa forma di lassismo che ormai è diffuso al punto che chi è per le regole può essere anche deriso.

Tutto questo lo può fare solo lo Stato, e non basta dire ad ogni occasione che lo Stato c'è, lo Stato ci deve essere sempre, così come lo Stato non sempre si identifica col premier di turno.

Desidero chiudere con un episodio significativo: il Capo dello Stato nel visitare la zona ha avuto un dibattito animato con i giornalisti che volevano intervistarlo.

Il presidente Napolitano è sbottato fino al punto di dire non rompete.

La giustificazione è che il Presidente ci teneva ad una visita sobria, senza passerella.

Non sapremo mai se con questo atteggiamento il Presidente voleva contrapporsi a chi manifestava il suo attivismo per un evento così funesto non disdegnando una sorta di consacrazione mediatica.

Una cosa comunque la sappiamo di sicuro, il popolo dei consensi non ha l'intelligenza per prendere in considerazione, quando occorre, anche gli assenti.

Inserito il 17 aprile 2009

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