Non sapremo mai dove finirà la nostra vita. Siamo certi dell’inizio del nostro percorso vitale, ma mai sapremo prevedere dove lo finiremo.
Su questa considerazione ci siamo ritrovati a ragionare, con un amico palermitano emigrato a Roma e sposato con una donna veneta, domenica scorsa, davanti ad un fumante piatto di cous cous, pietanza, amata da lui, ma ancora di più dalla nordica moglie!
Ormai in pensione da diversi anni, continua a fare il formatore di giovani psicologi e, quando può, viene a trovare i parenti, a Palermo, e noi a Trapani. Domenica erano completamente diversi dalle altre volte. 
Erano in ansia, avevano bisogno di un computer, cercavano dei giornali che a Trapani non sempre si trovano, stavano più spesso con il telefonino in mano e chiamavano amici di Roma o di Palermo più frequentemente del solito. Ciò che li teneva in ansia era uno dei due figli, giornalista free lance, che aveva scelto di andare ad Haiti. La scarsezza di comunicazioni telefoniche permetteva loro di avere notizie di Federico soltanto attraverso i suoi reportage. E non appena qualcuno degli amici, tutti allertati, avevano notizia di un suo scritto su qualsiasi giornale subito si scatenava questa sorta di delirio della ricerca dell’articolo e quindi della certezza del suo stare bene. Domenica il reportage da Port au Prince era in prima pagina su un nuovo giornale a tiratura nazionale che per fortuna adesso a Trapani si trova. Paolo, il nostro amico, era partito circa quaranta anni fa da una famosa borgata di Palermo, Brancaccio, per approdare e costruirsi una carriera a mani nude in quel di Roma.La sua vita si è costruita in un altro mondo e con riferimenti altri, diversi da quelli d’origine, ed ai quali ha dovuto adattarsi fino a poterli cavalcare senza difficoltà. Intanto sono passati quaranta anni. Non è cambiata in tutti questi anni la mentalità a Palermo, ed oggi, pur ricordando le difficoltà del mio inizio, non tornerei indietro per niente. Come si fa a non cambiare una virgola della propria mentalità dopo tutti questi anni? Parlo con i miei parenti e mi sento ripiombare indietro di secoli... Certo se non fosse per gli anziani genitori che mi va di rivedere... E Federico, il giovane figlio giornalista, ha deciso di cambiare, seguendo il solco paterno, continente e vita. Adesso vive in Messico, scrive per dei giornali brasiliani e, quando ci riesce, manda qualche corrispondenza ai giornali italiani. Ma quelli che gli permettono di vivere sono i giornali brasiliani, se fosse per i giornali italiani… Anche il figlio si è trovato ad emigrare, in un altro continente persino, per riuscire a costruire la propria vita a mani nude. Con soddisfazione, ma senza poter prevedere ancora una volta in che luogo avrà fine la sua esistenza. Stiamoci bene.
Inserito il 29 gennaio 2010
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