Scalpellini e Muratori, un connubio e un dualismo infinito. Forse un po’ artisti i primi, come i Quattro Martiri Coronati della Pannonia che finirono col diventare i santi protettori di due arti ora insieme, ora separate. Un andamento riscontrabile tanto a Trapani quanto nella vicina Palermo e perfino nel resto d'Europa.
Se il Privilegium del 18 settembre 1487 rilasciato dal Comune palermitano, contenente l'approvazione dei Capitoli, cita i Marmorari addirittura prima dei Muratori, appena nel 1508 la convocazione per il rinnovo delle cariche si esime da ogni menzione riguardante i primi. Analogamente ai bandi per l'ordine delle precedenze nelle processioni del Cereo degli anni 1523, 1555 e 1569.
Dobbiamo arrivare al 13 novembre 1598 per trovare la prima unione regolamentata fra le due arti.
Le certosine ricerche dello storico e amico cittaro, come piaceva definirsi Antonio Buscaino, che di recente ci ha purtroppo lasciati, hanno condotto a un documento stilato dal notaio Melchiorre Castiglione. Si tratta dei primi Capitoli in assoluto che a Trapani vedono insieme Muratori e Scalpellini; a tutt'oggi l'attestazione più antica.
I rapporti fra le due arti affini però, tra scissioni e riunificazioni, continueranno a essere altalenanti. Fatto sta che il 19 febbraio 1645, presso il notaio Francesco Antonio Felice vengono ricostituiti i Capitoli di un'unica Maestranza. .jpg)
Abbastanza sorprendente rimane però l'ennesima creazione di Capitoli dei soli marmorarii avvenuta il 13 marzo 1645: a meno di un mese dalla fusione.
Insomma, due arti affini ma non tanto, forse due concezioni lavorative diverse, due approcci differenti al contesto economico-sociale. Così, quando ancora saranno insieme, due saranno i consoli per ciascuna di esse. Un documento del 7 aprile 1738 tende perfino a chiarire la disposizione nelle processioni alle quali il corpo della Maestranza partecipa; vediamole.
Un console muratore e uno scalpellino procedevano alla testa di ciascuna delle due file di maestri delle due arti; poco dietro, posto al centro delle due file, il Capo Mastro della Regia Corte. Alla fine del corteo il Capo Mastro della Città (paragonabile all'odierno Ingegnere Capo del Genio Civile), poco avanti rispetto agli altri due consoli che chiudevano le due file: il console scalpellino in quella aperta dal console muratore e viceversa.
Non siano reputate non più due, ma un'arte reciterà, quasi in una sorta di conferma, un ennesimo, nuovo atto di aggregazione datato 1756. Ma vengono ancora mantenuti i due consoli per ciascuna. Mentre congiuntamente partecipano alle spese e ai festeggiamenti in occasione della Bara, del Cereo e del Mistero.
Eppure, nel 1812, quando Padre Benigno di Santa Caterina data il suo manoscritto Trapani sacra e Trapani profana, se pur brevemente, trattando delle due arti, separatamente ne parla.
Non è escluso che separate esse si avviino verso il momento dell'estinzione delle Corporazioni delle arti e mestieri.
Esimendosi da ogni riferimento a qualsiasi forma organizzativa, questo egli scrive degli scalpellini: Concorrono e servono all'architettura li scalpellini... lavorano ogni sorta di marmo e fabbricano diversi altari tutti adornati di varie sorti di pietre dure. E così servono non solo la città di Trapani, ma li paesi convicini… un'arte eseguita grazie alla loro perizia, perfettamente, per gli amanti dell'architettura, la quale si è resa celebre per l'uso continuato della nostra pietra detta Capricciosa.
Ecco, finalmente, la pietra Capricciosa. E la fama acquisita dagli scalpellini trapanesi addirittura fuori dalla Sicilia.
Un passo indietro. Nella Guida per gli stranieri in Trapani il Di Ferro scrive: La Corte nell'anno 1756 ordinò al Cav. Don Alessio Di Ferro di farne costruire in Trapani tutti i gradini, facendoli lavorare da questi periti artefici… questa scala contiene cento gradini... a loro lunghezza è di palmi diciotto, con una corrispondente altezza.
La scala di cui parla appartiene alla Reggia di Caserta. 
Ancora ad Antonio Buscaino dobbiamo la conoscenza sulla committenza e perfino del numero esatto dei gradini che risultano non cento ma duecentonove.
Le offerte relative alla gara d'appalto svoltasi il 3 aprile 1755 fra i mastri scalpellini capaci di lavorare la pietra Capricciosa prodotta in località Pietra Palazzo furono le seguenti.
Prima offerta, mastro Vincenzo Incrivaglia, si offre per effettuare il lavoro per once 30 ogni gradone; secondo m. Gaspare Ferro per 29 once; terzo m. Giovan Battista Incrivaglia, 28 once; quarto m. Giovanni Lipari per 27,15; quinto m. Giovan Battista Artali, 25; sesto m. Giuseppe Marceca per 23,15; settimo m. Leonardo Ferro per 22,10. A seguire: m. Pietro Roccia, 21,15; m. Vincenzo Incrivaglia 21,10; m. Francesco Colomba, 21; m. Giovan Battista Incrivaglia 20,15; m. Mercurio Artali, 20 once.
Vincitori risultarono i mastri Giovan Battista Artali e Giuseppe Artali per avere offerto una ulteriore riduzione di once 5, impegnandosi a ultimare il lavoro entro nove mesi dall'aggiudicazione dell'appalto.
I lavori vennero completati nel 1774.
Nel 1821, giuridicamente, scompaiono le maestranze. Alla storia vengono consegnati usi, costumi, tradizioni, uomini. Ne abbiamo citato solo alcuni…
Inserito il 20 novembre 2009
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