valderice
L’equilibrio che finora aveva caratterizzato l’inizio dell’amministrazione Iovino è stato definitivamente rotto.
Il centrodestra ha incassato una vittoria importante, la seconda, dopo quella scaturita dalla sentenza del giudice Claudio Antonelli, che aveva sancito l’equilibrio in consiglio tra i due schieramenti.
Questo dopo che al Pd non era bastato il 53 per cento dei consensi per ottenere la maggioranza consiliare.
Ma è stato l’ingresso del nuovo anno a portare una novità sicuramente molto gradita al sindaco Camillo Iovino: una maggioranza stabile all’interno del Consiglio comunale.
Condizione raggiunta grazie al salto della quaglia operato da Rino Grammatico, tornato tra le fila del Movimento per l’Autonomia proprio per fornire al centrodestra una maggiore tranquillità politica. Per il Pd si tratta invece del danno dopo la beffa di metà giugno.
L’ex amministratore valdericino era stato eletto proprio nelle file del Partito democratico, portando in dote anche un consistente numero di voti. La scelta dei dirigenti comunali del partito di Veltroni di candidarlo derivava dall’assoluta necessità di ricoprire con i voti di Grammatico una zona come quella di Bonagia, elettoralmente sotto il pieno controllo del sindaco Iovino. 
Ovviamente il centrosinistra sapeva bene a quali rischi andasse incontro, ma evidentemente non si aspettava la debacle di fine giugno. Non è difficile ipotizzare, infatti, che se si fossero ritrovati al governo della città oggi non si parlerebbe di alcuna fuga. Ma dopo la vittoria di Iovino è subito apparso chiaro come si trattasse solo di una questione di tempo.
Le prime avvisaglie di questa fuga in avanti si erano viste durante i tre lunghi mesi di contrattazione per l’elezione dei vertici consiliari. Lo stesso Grammatico si era proposto al centrodestra in cambio della presidenza del Consiglio comunale, ma poi non se ne fece nulla e lo scranno più alto del Consiglio toccò a Francesca Marano.
Adesso le reazioni parlano di un passaggio al nemico avvenuto senza giustificazione, ma in realtà così non è.
Si tratta di una scelta inaspettata ed improvvisa, ma ad oggi cosa c’è di strano dal passare da uno schieramento all’altro? - aveva affermato Mino Spezia, segretario cittadino del Partito democratico.
Ma la storia politica di Rino Grammatico la conoscono tutti in quel di Valderice, compresi i dirigenti del centrosinistra. Hanno rischiato questa carta ed hanno perso. Per la seconda volta. 
Sullo sfondo di questa vicenda ci sono i travagli legati alla nascita di un nuovo partito, il Pd appunto, che ancora non ha ben chiari quali possano essere i suoi equilibri interni. Appaiono ancora troppo forti le contrapposizioni tra gli esponenti facenti capo alle correnti Ds e Margherita. E della cosa se ne avuta la riprova in Consiglio comunale.
Ci sono sempre dei personaggi che sono visti non proprio bene all’interno del partito, vedi ad esempio Alberto Di Gregorio. Anche lui era stato in lizza per la poltrona di presidente del Consiglio ma gli ex diessini non hanno mai voluto dare speranza all’uomo della Margherita, reo di avere avuto un passato in Forza Italia, perchè sarebbe sempre stato visto come uno che si era venduto al centrodestra.
Di contro l’elezione di Francesca Marano non è stata il frutto della volontà degli esponenti del centrosinistra, i quali avrebbero preferito di gran lunga il loro capogruppo Francesco Cicala. Ma Camillo Iovino in questa partita ha saputo giocare bene le sue carte puntando tutto sul consigliere meno scomodo. Adesso il centrodestra potrà contare su un nuovo slancio fondato sui numeri. Al centrosinistra rimane la necessità di una profonda autocritica per riacquisire quella forza che gli era propria fino al giugno scorso e che è andata via via affievolendosi.
Il punto di partenza per la ricostruzione dell’opposizione potrebbe essere rappresentato dai giovani consiglieri Cicala e Palermo sostenuti da Camillo Oddo e Giacomo Tranchida.
Inserito il 14 gennaio 2009
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